Discussione | Dal fallimento della Nazionale al crollo totale dei club: di chi è la colpa dell'anno più buio del calcio italiano?
La primavera del 2026 segna la pagina più oscura nella storia del calcio italiano. La Nazionale italiana ha fallito la qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva, cadendo ai play-off. Contemporaneamente, i club italiani sono stati eliminati da tutte e tre le competizioni europee, senza che nessuno riuscisse a raggiungere le semifinali.Questo rappresenta l'anno peggiore di sempre per le squadre di Serie A nelle tre coppe europee. Solo l'Atalanta è riuscita a raggiungere gli ottavi di finale di Champions League, per poi essere travolta dal Bayern Monaco con 10 gol subiti tra andata e ritorno (risultato totale 2-10). Le squadre che si sono spinte più lontano sono state il Bologna (Europa League) e la Fiorentina (Conference League), eliminate rispettivamente dalle inglesi Aston Villa (1-7 totale) e Crystal Palace (2-4 totale).
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Vale la pena notare che le eliminazioni sono state quasi prive di storia. Tra Atalanta, Bologna e Fiorentina, su 6 partite totali nei turni a eliminazione diretta, solo la vittoria casalinga della Fiorentina per 2-1 contro il Crystal Palace ha creato un minimo di suspense. Tutte le altre partite sono state sconfitte nette; l'Atalanta e il Bologna hanno subito pesanti "double" (sconfitte sia all'andata che al ritorno). Inoltre, gli avversari hanno dato l'impressione di giocare con estrema facilità; persino nella vittoria della Viola, si è percepito un Palace che non ha dovuto spendere troppe energie.
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All'inizio dell'anno, i media italiani discutevano ancora della possibilità di ottenere il quinto posto extra per la Champions. La situazione è però precipitata drasticamente: l'Inter, che sperava nell'accesso diretto agli ottavi, è scivolata ai play-off ed è stata eliminata dal Bodø/Glimt. Di conseguenza, a stagione non ancora conclusa, il ranking UEFA della Serie A per il 2025-26 è crollato al quinto posto, costringendo l'Italia a guardare passivamente i rivali accumulare punti.
Attualmente, la Premier League è irraggiungibile e ha già blindato il posto extra (le prime 5 andranno in Champions). L'altro posto aggiuntivo sarà conteso tra Spagna e Germania. Grazie alle ottime prestazioni di Sporting Lisbona e Braga, il Portogallo ha superato l'Italia, stabilendosi al quarto posto. Anche la quinta posizione italiana è instabile: se il PSG continuerà il suo cammino, la Ligue 1 potrebbe scavalcare la Serie A, spingendola al sesto posto. Ciò significa che dalla prossima stagione i club italiani dovranno lottare duramente nelle coppe per evitare di perdere posizioni nel ranking storico degli ultimi anni. Una caduta fuori dalle prime quattro comporterebbe la perdita dei 4 posti garantiti nella fase a gironi di Champions League.
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Questo disastro non riflette il normale livello dei club di Serie A. Sebbene nel XXI secolo le vittorie italiane nelle tre coppe siano state solo 5 (due Champions per il Milan, una per l'Inter, una Europa League per l'Atalanta nel 2024 e una Conference per la Roma nel 2022), raggiungere i quarti, le semifinali o le finali era la norma. Quest'anno, invece, è emerso un fattore critico: la transizione. Alcuni club hanno affrontato un ricambio di allenatore o di rosa all'inizio della stagione (come Inter e Roma), mentre altri hanno dovuto cambiare guida tecnica in corsa (Atalanta, Juventus, Fiorentina), stravolgendo i piani atletici e tattici originari.
Un caso a parte è rappresentato dal Napoli di Antonio Conte, forse l'allenatore d'élite meno adatto alla Champions in Europa. Il suo Napoli ha persino perso 2-6 in trasferta contro il PSV Eindhoven durante la fase a gironi. Conte ha collezionato 50 panchine in Champions con una media di soli 1,34 punti a partita. Su 7 partecipazioni totali, in 4 occasioni non ha superato la fase a gironi. I dati non mentono: quando una squadra di Conte partecipa alla Champions, per la Serie A è quasi come avere una squadra in meno.
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L'Inter è stata la principale fonte di punti UEFA negli ultimi anni. Tuttavia, dopo l'addio di Inzaghi, il nuovo tecnico Chivu ha dovuto affrontare due grandi pressioni: il ricambio generazionale e l'obiettivo prioritario di vincere lo scudetto. È evidente che in questa stagione la concentrazione sulla Champions sia mancata; altrimenti, l'Inter avrebbe avuto tutte le carte in regola per qualificarsi tra le prime 8 senza passare dai play-off.
Un altro grande contributore al ranking negli ultimi anni è stato Vincenzo Italiano (Bologna). È uno degli allenatori che ha portato più innovazione tattica in Italia, forse anche più di De Zerbi. Tuttavia, Italiano non è pienamente apprezzato da molti critici nazionali, che preferiscono ancora un calcio difensivo e "solido", etichettando come "incapace" chi concede spazi o subisce gol. Italiano propone invece un calcio "europeo": velocità, fisicità e transizioni rapide, ammettendo lui stesso che la sua squadra dipende molto dallo stato di forma fisica.
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Nonostante lo scetticismo interno, Italiano ha ottenuto risultati difficili da replicare: alla Fiorentina ha sempre lottato su tre fronti, garantendo la qualificazione europea, raggiungendo semifinali o finali di Coppa Italia e arrivando a due finali di Conference League. Prima della sconfitta contro l'Aston Villa, le sue squadre vantavano un tasso di passaggio del turno del 100% nelle sfide a eliminazione diretta. Il fatto che il Bologna sia arrivato agli ottavi di Europa League resta un buon risultato, condizionato solo dal sorteggio sfortunato contro un Aston Villa guidato dall'esperto Emery e con una rosa da Champions.
Questo è il paradosso del calcio italiano: un allenatore moderno e vincente non viene compreso in patria. Italiano ha individuato il problema della Serie A: ritmi conservatori e transizioni troppo lente. Licari, giornalista della Gazzetta dello Sport, ricorda l'avvertimento di Prandelli: il ritmo in Italia soffre di una "compiacenza reciproca". I giocatori hanno una qualità individuale media e il gioco è lento, ma il calcio mondiale è cambiato e non si vince più solo difendendo.
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È inoltre indicativo che allenatori come Jurić o Tudor, pur essendo stimati in Italia per l'organizzazione difensiva, abbiano fallito miseramente in Premier League. Gli unici italiani a fare bene all'estero sono Maresca (Chelsea) e De Zerbi (ex Brighton): Maresca ha vissuto gran parte della sua carriera fuori dall'Italia, mentre De Zerbi non ha mai ricevuto una chance da una big italiana prima di andare all'estero, essendo considerato un allenatore troppo "radicale" per il conservatorismo nostrano.
Dato che i risultati estremi di quest'anno sono influenzati da vari fattori oggettivi, non è il caso di condannare tutto in blocco. La prossima stagione sarà cruciale: vedremo se la stabilità tecnica di squadre come Inter, Juventus o Milan saprà portare la ventata di novità necessaria per tornare competitivi in Europa.