L’Italia ha battuto 2-0 l’Irlanda del Nord, ma i tifosi non riescono a sorridere: il 1° aprile servirà vincere la finale playoff contro la Bosnia per volare ai Mondiali 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico.

Nel 2018 furono eliminati dalla Svezia nei playoff; nel 2022, invece, fu la Macedonia del Nord a umiliarli. Due volte squadre sulla carta inferiori hanno mandato a casa la Nazionale con più titoli mondiali nella storia. Ancora più incredibile fu il girone di qualificazione 2022: sorteggiati contro “facili” avversari come Norvegia e Israele, gli Azzurri furono doppiati dalla Norvegia di Haaland, portando direttamente all’esonero di Spalletti. A quei tempi il mio amico Lao Li mi disse: «Ma è vero che l’Italia non vale più niente? Non riesce nemmeno a battere la Norvegia?»

Per fortuna è arrivato Gennaro Gattuso. Da duro mediano di centrocampo della Serie A a elegante allenatore in giacca e cravatta, la pressione è diventata ancora più grande di quando giocava. La prima cosa che ha fatto dopo aver accettato l’incarico non è stata studiare tattiche, ma chiamare il suo vecchio amico Marcello Lippi per una chiacchierata a cuore aperto. Lippi, che nel 2005 si fece rimontare da 3-0 dal Liverpool in finale di Champions League, gli disse: «Non lasciare che il peso della maglia ti schiacci».

Gattuso ha seguito il consiglio: durante gli allenamenti ha introdotto giochi con palloni piccoli per far rilassare i giocatori e ripete ogni giorno: «Quando indossi questa maglia, non è per perdere».

Questa mattina allo stadio di Bergamo, l’Italia ha giocato il primo tempo come in trance. L’Irlanda del Nord pressava alto e i giocatori avevano le gambe che tremavano. Gattuso urlava dalla panchina: «State calmi! Non ripetiamo il 2022!». Nel secondo tempo è uscito fuori Sandro Tonali con un gran tiro al volo e un assist, poi Kean ha chiuso i conti. 2-0! Vittoria!

Ma non basta. A fine partita Gattuso ha sbattuto il pugno sul tavolo: «Dobbiamo battere la Bosnia nella finale per andare ai Mondiali». La Bosnia, che ha eliminato il Galles ai rigori, non è una squadra debole. Gattuso ha detto: «La testa conta più della tecnica. L’ultima volta abbiamo perso perché ci siamo fatti prendere dal panico». Ha parlato anche dei rigori: «Non fate come in quella finale di Champions League, quando si rideva troppo presto mentre si era in vantaggio».

Il centrocampista Manuel Locatelli ha toccato corde ancora più profonde. A fine partita ha detto: «I ragazzi di oggi forse non hanno mai visto l’Italia giocare un Mondiale. Se saltiamo anche questo, in futuro per strada non vedremo più bambini con la nostra maglia». A queste parole mi si è stretto il cuore. Il calcio non è un gioco: è il colore dell’infanzia di tanti bambini.

Dopo il Mondiale 2014 l’Italia è rimasta fuori per 12 anni. Gattuso stesso è un sopravvissuto di quell’epoca: quando giocava, l’Italia era una costante candidata al titolo; ora da allenatore deve guidare una generazione di ’90 e 2000 per “salvare” la Nazionale. Dopo la vittoria, nello spogliatoio ha urlato: «L’Italia non può più fare da spettatrice!» I giocatori hanno risposto in coro «No!», e lui aveva gli occhi lucidi.

In realtà i tifosi erano già esasperati da tempo. Dopo l’ultima eliminazione ai playoff, sui social impazzavano commenti come «L’Italia ha perso l’anima». Ora? La nuova maglia è uscita e i tifosi fanno la fila per comprarla, ma chi può garantire che la vedranno indossata in campo?

Gattuso non ha tempo per altro. Passa le giornate a studiare i video della Bosnia, persino mentre mangia ha il tablet con le tattiche. Dice: «Ho chiesto consiglio a Lippi e lui mi ha risposto: ‘Non aver paura di perdere, ma di perdere senza dignità’». Può sembrare una frase da motivatore, ma per questa Italia è un’ancora di salvezza.

In fondo, questa non è solo una partita di calcio: è una generazione che chiede giustizia. Le lacrime di Buffon, la paura di Locatelli, il grido di Gattuso… tutto nasce dalla stessa paura: che i bambini un giorno dicano “L’Italia non vale più niente”.

Ai Mondiali 2026 di USA, Canada e Messico, la nuova maglia potrà finalmente scendere in campo? Lo sapremo il 1° aprile. Se vince, la divisa azzurra sventolerà sul prato; se perde, i tifosi dovranno aspettare altri 12 anni.

Nel calcio non esistono campioni eterni, ma il sogno dell’Italia non può spezzarsi nelle nostre mani.

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